Consigli per la lettura di

“Non c’è Cristo che tenga”

 

Basandomi sui commenti e sulle impressioni riportate finora dai lettori di “Non c’è Cristo che tenga” (NCCCT da ora in poi), vorrei dare a chi lo sta leggendo e ai suoi futuri lettori alcuni consigli che, spero, possano rendere la lettura più gradevole e proficua:


1) Se non si ha familiarità con gli studi sul “Gesù storico” e, più in generale, con i temi legati alle origini del cristianesimo, cominciare NCCCT con la lettura dell’Appendice A (“Sintesi di alcuni fatti notevoli”). Si tratta di nozioni di base che ho voluto mettere a parte per non costringere chi le aveva già a rileggerle nel testo vedendo interrotto il filo logico dell’esposizione.


2) Leggere il paragrafo 1.6 che spiega come è organizzato il testo.


3) Il testo è un saggio che cerca di presentare gli argomenti con un minimo di rigore. Ciò richiede un puntuale riferimento alle fonti e una serie frequentissima di rimandi interni. Ho constatato che l’apparato critico può creare qualche difficoltà al lettore non avvezzo alla lettura di saggi. Vorrei rassicurarlo dicendogli che, in linea di massima, è possibile, e direi addirittura consigliabile, ignorare le note. Se proprio uno volesse dare loro un’occhiata, si tenga presente che c’è un certo ordine di importanza anche tra di esse. Partendo dalle meno importanti:

a) i rimandi ad altri testi (ignorare completamente, sono messi lì solo per gli studiosi);

b) le citazioni delle fonti antiche: possono servire, specie se uno non coglie subito senso e motivo della citazione. Per le citazioni bibliche e apocrife, la pagina http://www.francotommasi.it/versi_NCCCT.html permette di accedere rapidamente al testo. Se si riesce comunque a seguire il senso, non sono indispensabili;

c) I rimandi ad altri passi del libro (spesso servono per capire di cosa si stia parlando e, volendo, permettono di approfondire il tema trattato);

d) I testi più lunghi spesso sono interessanti in sé e sono spostati in nota solo per ragioni stilistiche.


4) Ho notato che molti hanno trovato faticosa la lettura dei capitoli 7, 8 e 10. In effetti questi sono l’esposizione sistematica di come certi orientamenti (in quei capitoli: cristiani moderati, studiosi laici e miticisti) affrontino i problemi esposti nei capitoli 2, 3 e 4 o in sintesi, le 11 domande poste nel paragrafo 5.1. Alla lunga, questa sistematicità può risultare un po’ stancante. Consiglio pertanto chi la trovasse tale di leggere il paragrafo 5.1 e di andare a vedere soltanto, per ogni orientamento, le risposte date alle domande che incuriosiscono maggiormente.


5) Per la conoscenza delle tesi di fondo del testo, è essenziale la lettura dei capitoli 9, 11 e 14.


6) La terza parte del libro (“Cristiani di ieri e di oggi”) è costituita da osservazioni sul mondo cristiano, non strettamente legate al tema del Gesù storico anche se tutt’altro che indipendenti da esso. Può essere sfogliata alla ricerca di argomenti che incuriosiscano ma non è essenziale alla comprensione delle tesi di fondo del testo.


7) Lo stesso può dirsi della lunga Appendice B, dedicata a illustrare come la penso in campo religioso. L’ho scritta perché mi infastidisce leggere libri che si spacciano per obbiettivi, in cui l’autore non dichiara (per esempio) di essere cristiano (un elemento tutt’altro che secondario per l’interpretazione delle opinioni espresse). Credo che dichiarare le proprie opinioni di fondo sia un gesto di onestà nei confronti del lettore e l’ho voluto compiere. In conclusione, può interessare ma non è una parte essenziale.


8) Un ultimo commento: non ho scritto un libro per dileggiare il lettore cristiano ma non ho neanche voluto blandirlo. Dico le cose pane al pane, come le direi tranquillamente ad un amico, in totale sincerità, e senza risparmiare l’ironia, quando mi pare sacrosanta e quando ometterla mi parrebbe ipocrita. Non ho curato la parte letteraria ma mi sono preoccupato maggiormente di dire le cose con precisione e rigore. Dico questo perché vedo che i lettori cristiani sono stati ammaliati da “Il Regno” di Carrere. Si tratta di un libro che dedica molta attenzione all’aspetto letterario ma, quando si viene ai fatti, ha una forte tendenza ad “aggiustarli” per lisciare e accarezzare sul capo il lettore cristiano e non creargli troppo disorientamento. Sembra volergli dire “sai, io non sono credente, ma chissà, forse… magari le cose stanno come vorresti tu”.

Per esempio dove dice, parlando dei testi evangelici, a p. 301, “Tutto ciò è confuso, ma è una confusione che mi sembra realistica. Quando interroghiamo i testimoni di un fatto di cronaca, sono questi i racconti che otteniamo, pieni di incoerenze, contraddizioni ed esagerazioni che si gonfiano a mano a mano che ci allontaniamo dalla fonte”. Lo fa ignorando completamente i risultati della “Teoria delle due fonti” e prendendo per buona la patetica storiella apologetica dei “testimoni dell’incidente stradale” (vedi i paragrafi 13.7 e 3.3.10.3 in NCCCT). Oppure dove, parlando di Maccoby a p.311, dice “Denunciare duemila anni di revisionismo integrale mi sembra il colmo del revisionismo, e trovo, a dirla tutta, che nel professor Maccoby ci sia qualcosa dello storico negazionista.”. Dimenticando che, per la maggior parte degli studiosi, la storia del cristianesimo è assolutamente una storia di revisionismo integrale.

È un atteggiamento fondamentalmente da paraculo e da persona molto attenta alle vendite. Un atteggiamento che disprezzo e che ho voluto assolutamente evitare. Vuol dire che lui diventerà ricco e io no. Pazienza.

Chissà però: forse quando lui cercherà di andare nel “Regno dei cieli”, si sentirà come un cammello che deve passare dalla “cruna dell’ago”.