Nota su intervista del Nuovo Quotidiano di Puglia

 

Il lavoro dei giornalisti è ingrato. Sono costretti, in tempi ridottissimi, a intervistare, scrivere, riempire pagine di giornali con testi che risultino appetibili per il pubblico. Non mi scandalizza, non mi sorprende e non faccio loro una colpa del fatto che i testi contengano imprecisioni, semplificazioni eccessive, ecc.


In generale, e più in particolare nel caso del  mio “Non c’è Cristo che tenga”, vorrei soltanto che errori e semplificazioni non fossero, da qualcuno ignaro del normale funzionamento dell’informazione ai nostri tempi, sbrigativamente attribuiti al suo autore.


Nel caso dell’articolo dedicato dal Nuovo Quotidiano di Puglia al mio lavoro, sebbene la sintesi sia stata probabilmente eccessiva - al punto che non so quanto, dall’intervista, si possa cogliere del senso complessivo del libro - non ho da segnalare alcuna macroscopica distorsione di quanto ho affermato.


Anche per questo, oltre che per l’interesse manifestato per il mio lavoro, sono grato all’autrice dell’articolo e alla redazione del giornale.


Desidero solo precisare qualche punto:


  1. 1)Lo studioso da me citato è Meier (e non Meyer). Naturalmente, in un’intervista condotta telefonicamente, un errore di questo tipo è perfettamente comprensibile.


  1. 2)Per la data di morte di Seneca viene indicato il 64 d.C. È molto probabile che sia  trattato di un mio lapsus (il libro indica comunque, correttamente, il 65 d.C.).


  1. 3)In generale, la prosa dell’articolo non è la mia. È vero che l’articolo riprende parti di affermazioni da me fatte nell’intervista, ma quasi sempre non nel modo in cui le ho fatte. È importante sottolinearlo perché, come molti comprendono, qui ci muoviamo in uno di quei settori di studio nei quali è richiesto un uso  particolarmente accorto della parola. La giornalista ha recepito alcune parti delle mie risposte, quelle che l’hanno maggiormente colpita (e che ha ritenuto potessero fare lo stesso effetto sui lettori) e le ha rese a modo suo. In un certo senso era nel suo diritto ma, lo confesso, quelle virgolette messe intorno alle frasi, quasi fossero esattamente le mie parole, mi creano un certo imbarazzo.